1- Ha cominciato nel 2003 con un servizio televisivo su una processione religiosa e ora conduce un programma di politica. Ci racconti il suo esordio.
Ricordo quella notte come un incubo: dopo una normale giornata di lavoro mi mandarono a seguire il pellegrinaggio notturno che dal Circo Massimo arrivava al Santuario del Divino Amore sull’Ardeatina: mi feci a piedi, telecamera in spalla, una ventina di chilometri. La mattina dopo, naturalmente, ero in redazione a montare il pezzo: capii, con quell’esordio, che Romauno sarebbe stata un’avventura impegnativa. Negli anni mi sono occupata di molte cose, dalla cronaca, alla politica alla cultura. Un’esperienza a larga scala che mi ha arricchito, oltre che professionalmente, anche come persona. Da un mese conduco un programma di approfondimento politico. Sulla mia “Terrazza Romana”, ogni venerdì sera, ci sono ospiti prestigiosi che raccontano sia del loro lavoro che di loro stessi. La grande scommessa è, in poco tempo, entrare in sintonia con l’ospite e spingerlo a raccontare aspetti privati e inediti.
2-Come si svolge la giornata di una giornalista televisiva?
Ogni giorno è un giorno diverso, sia per quanto riguarda gli orari che gli eventi da seguire. Quando mi tocca il turno dell’alba, che per me significa mettere la sveglia alle 5:15 del mattino, è devastante.
Ma è anche questo il bello: non c’è mai monotonia, mai routine. Non si sa mai dove le notizie di Roma ti possono portare, in un ospedale, a una mostra d’arte, ad assistere ai funerali del papa o semplicemente a conoscere gente comune alle prese con problemi quotidiani.
3 – Lavora a RomaUno TV fin dalla nascita dell’emittente. Come sono i rapporti con i colleghi?
Con molti di loro sono nate vere e proprie amicizie. Per quasi due anni, ad esempio, ho vissuto con una collega che ora vive e lavora a Milano e che mi manca molto. Soprattutto vado più d’accordo con le donne, sono più precise e collaborative. Da qualche mese, poi, sono il rappresentante sindacale della redazione, un ruolo delicato che spero di saper gestire al meglio e nell’interesse di tutti.
4 – Ama lo sport? Ne segue qualcuno in particolare?
Tutto ciò che è acqua è per me un richiamo irresistibile. Fin da ragazzina vado in barca a vela, da anni, poi, pratico attività subacquea e spero di poter continuare con le lezioni di Kite surf. Per questa estate sto organizzando una bella scorpacciata di onde, vento, sale e relitti sommersi. Purtroppo sono passioni che in un telegiornale generalista trovano poco spazio. Ma va bene così: questi sport rimangono passioni e basta.
5 – Che consiglio darebbe a chi volesse intraprendere la carriera di giornalista?
Consiglierei di pensarci bene. E’ un mestiere che ha un grande fascino e proprio per questo è inflazionato. Ci sono editori che pensano che, solo per il fatto di dare la possibilità di svolgere questo mestiere, si sentono in diritto di dare stipendi da fame, pagando a pezzo e senza contratto. La passione deve essere tanta, e per scegliere di fare questo lavoro bisogna essere pronti a molti sacrifici.
6 – C’è una giornalista che ammira particolarmente?
Tra le donne mi piace Lucia Annunziata. Chi amo particolarmente, poi, sono Michele Santoro e Gianni Minoli: mi piacciono perché vanno al cuore dei problemi, e perché, in modo diverso, sono coraggiosi, non hanno paura di esporsi. Entrambi hanno vissuto periodi di grande consenso e momenti difficili. Ma non si sono arresi e non si sono “riciclati”. E’ il coraggio la qualità che apprezzo di più in questo mestiere.
7 – Se le chiedessero di partire come inviata per un Paese disastrato dalla guerra civile, accetterebbe?
A Roma e in Italia ci sto stretta. Non sento un particolare radicamento territoriale e mi piacerebbe poter lavorare all’estero; se questo significa lavorare in un paese di guerra non ci sarebbero problemi. Certo, sono convinta che dal punto di vista umano sarebbe però pesante: soffro a veder soffrire gli altri. Quando mi capita, da turista, di visitare paesi del cosiddetto terzo mondo mi si stringe sempre il cuore a vedere come vive la gente e vorrei sempre tornare a casa portandomi via tutti i bambini che incontro.
8 - Ci racconti i suoi progetti professionali per il futuro.
Non sono tra coloro che sognano di andare in un’emittente nazionale e che pensano che quel passo sia sinonimo di carriera. Ho molti amici che lavorano in prestigiose trasmissioni o tg nazionali e sono costretti a un eterno precariato. Un sacrificio al quale non sono disposta. Ma c’è dell’altro. A Romauno, io e i miei colleghi godiamo di un grande privilegio: la libertà intellettuale di scrivere e seguire gli eventi senza condizionamenti. Per il mio futuro, dunque, prima che la testata, sogno di continuare sulla strada della libertà di espressione.
9 – Ci parli delle differenze tra una giornalista televisiva e una giornalista della carta stampata. Le piacerebbe scrivere per un famoso quotidiano?
Non mi importa mettere la firma su un famoso quotidiano se poi non sono libera di scrivere quello che penso o se vengo mandata a seguire notizie assurde come il matrimonio di una velina. Non è la fama che mi guida, ma un più genuino amore verso questo mestiere e la volontà di non negare i miei ideali. Per il resto la carta stampata offre, rispetto alla televisione, sia pregi che difetti. In una tv che, come Romauno, punta sulle news in tempo reale si lavora di corsa, spesso si scrive un servizio in pochi minuti. Così le notizie possono essere approfondite solo parzialmente. Ma la televisione offre la possibilità di raccontare in un doppio codice: la parola e le immagini. Queste ultimi hanno una potenza spesso sottovalutata. Un’immagine, da sola, può dire più di pagine e pagine e può raccontare cose che, a volte, le parole non possono dire.






























