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	<title>Domenica Roma &#187; Mostre</title>
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		<title>van gogh al vittoriano</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 10:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VAN GOGH al Vittoriano IL RITORNO DEL GENIO DELLA PITTURA Erano 22 anni che le opere di Vincent Van Gogh non venivano più esposte a Roma. La lunga assenza del pittore olandese dalla Capitale viene ora ampiamente ripagata dalla mostra &#8220;Vincent Van Gogh &#8211; campagna senza tempo, città moderna&#8221;, visitabile presso il Complesso Monumentale del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="van gogh al vittoriano"><img class="alignnone size-medium wp-image-1243" title="vangogh1-555x228" src="http://www.domenicaroma.it/wp-content/uploads/2011/01/vangogh1-555x228-300x123.jpg" alt="" width="300" height="123" /></a></p>
<p>VAN GOGH al Vittoriano</p>
<p>IL RITORNO DEL GENIO DELLA PITTURA</p>
<p>Erano 22 anni che le opere di Vincent Van Gogh non venivano più esposte a Roma. La lunga assenza del pittore olandese dalla Capitale viene ora ampiamente ripagata dalla mostra &#8220;Vincent Van Gogh &#8211; campagna senza tempo, città moderna&#8221;, visitabile presso il Complesso Monumentale del Vittoriano. Un evento attesissimo dai romani e non, se è vero che nei primi giorni di apertura sono già state registrate oltre 15.000 presenze. Come suggerisce il titolo stesso, i quadri presenti al Vittoriano si snodano lungo due direttrici fondamentali: la campagna e la città. Una campagna &#8220;senza tempo&#8221;, in quanto viene chiaramente svelata la visione dell&#8217;artista al riguardo del contesto rurale, che secondo lui doveva essere idealistico più che realistico, rappresentativo di un&#8217;intima felicità e, al tempo stesso, luogo immutabile. La &#8220;città moderna&#8221; apre invece tutto un altro discorso: per Van Gogh la città era il presente, il posto dove si poteva toccare con mano lo sviluppodel progresso e delle nuove avanguardie artistiche. Lì la crescente industrializzazione cambiava la vita e il destino degli uomini. Forse anche per questo la città rappresentata da Vincent non è mai totalmente fedele a se stessa e al suo grigiore, ma mantiene sempre un retrogusto naturale che sembra quasi renderla più umana e, perché no, più vivibile: è il caso dei parchi pubblici, ritratti con il felice passeggio della gente, o dei sobborghi di periferia, dove le ciminiere delle fabbriche coesistono con il verde. C&#8217;è, fondamentalmente, la costante convivenza di due aspetti. A questo punto siamo già negli anni che vanno dal 1886 al 1888, cioè quando il pittore si trasferirà a Parigi per provare il sapore della città in espansione, ma in mezzo ci sono anche altri periodi, non meno importanti: c&#8217;è l&#8217;inizio in Olanda con la raffigurazione del paesaggio locale, e ci sono i buen ritiri di St. Remy e Auvers-sur-Oise che costituiscono dei punti fermi molto suggestivi per la sua ultima produzione, fino a quel 1890 che ne decreterà la morte per suicidio. Con questa mostra si ha la possibilità di effettuare alcuni interessanti raffronti tra lo stile di Van Gogh e quello dei personaggi che lo hanno ispirato. Due nomi su tutti: Millet e Gauguin, esposti proprio accanto alle opere di Vincent. È bello vedere come ogni volta il &#8220;nostro&#8221; non volesse rinunciare ad apporre sulla tela il proprio personale tratto, la propria mano, entrando anche in contrasto con quei colleghi che invece erano per una &#8220;narrazione&#8221; del mondo più fedele alla realtà e meno al proprio sentire. Non è un caso se Van Gogh ebbe costanti screzi con Paul Gauguin fino a giungere a un&#8217;inevitabile separazione, che lo portò ad abbandonare il progetto di uno &#8220;studio del sud&#8221; e a tagliarsi un pezzo d&#8217;orecchio in preda a una crisi di nervi. Per quanto riguarda, nello specifico, alcuni dipinti, è da non perdere &#8220;Interno di ristorante&#8221;, figlio dell&#8217;inizio della collaborazione con gli impressionisti e i puntinisti, ma anche &#8220;Orti a Montmartre&#8221; e &#8220;Strada con sottopassaggio&#8221;, ottimi esempi di quella convivenza rurale-industriale cui facevamo cenno prima. Il top, in tal senso, lo si raggiunge con &#8220;I bevitori o le quattro età dell&#8217;uomo&#8221;, reinterpretazione de &#8220;L&#8217;età dell&#8217;uomo&#8221; di Daumier con l&#8217;aggiunta di uno sfondo che comprende alberi in fiore e ciminiere fumanti: ancora una volta, dunque, torna la dicotomia tra campagna e città. Il ragazzo, posto sulla destra del quadro, è circondato dal verde che simboleggia le rigogliose speranze della giovinezza; il vecchio, riconoscibile dal bastone, ha una storia lunga quanto quella della città situata alle sue spalle; dietro all&#8217;uomo di mezza età troviamo invece la fabbrica, simbolo dell&#8217;era moderna; il bambino, infine, ha le gote bianche come le nuvole che si stagliano nel cielo. Sempre per quanto riguarda l&#8217;accostamento tra agricolo e urbano, colpiscono anche gli autoritratti in cui Van Gogh si presenta ora come un gentiluomo, ora come un contadino. Insomma, se ancora ce ne fosse bisogno, questa mostra testimonia un dato incontrovertibile: Vincent Van Gogh era un genio. Per rendersene conto di persona c&#8217;è tempo fino al 6 febbraio 2011.<em></em></p>
<p><strong>fonte: www.rometoday.it</strong></p>
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		<title>la scultura diventa musica</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 11:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[LA SCULTURA DIVENTA MUSICA GABRIELE SIMEI FONDE LA SUA ARTE CON LA MUSICA DI GIOVANNI BAGLIONI Roma, giovedì 1 luglio 2010 dalle ore 19,00 la Galleria Pio Monti Arte Contemporanea ha dato il benvenuto ad una insolita e inedita inaugurazione. L’apertura della mostra personale di Gabriele Simei con le opere “Flussi”, a cura di Cesare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="la scultura diventa musica"><img class="alignnone size-medium wp-image-1097" title="mostra1_555x228" src="http://www.domenicaroma.it/wp-content/uploads/2010/08/mostra1_555x228-300x123.jpg" alt="" width="300" height="123" /></a></p>
<p>LA SCULTURA DIVENTA MUSICA</p>
<p>GABRIELE SIMEI FONDE LA SUA ARTE CON LA MUSICA DI GIOVANNI BAGLIONI</p>
<p>Roma, giovedì 1 luglio 2010 dalle ore 19,00 la Galleria Pio Monti Arte Contemporanea ha dato il benvenuto ad una insolita e inedita inaugurazione. L’apertura della mostra personale di Gabriele Simei con le opere “Flussi”, a cura di Cesare Biasini Selvaggi, è solo l’incipit di una serata-evento con l’intervento del noto chitarrista Giovanni Baglioni, che ha eseguito alcuni brani live, proiettando in anteprima il video “Anima Meccanica”, di cui i due artisti sono protagonisti. La mostra personale di Gabriele Simei intende evocare un dialogo tra gli elementi della sua collezione: ferri battuti, vetrate, maioliche, stucchi, boiseries e le sculture appositamente allestite che, come dichiara il loro nome, fluttuano dal passato verso il futuro, gravide della consapevolezza che nell’arte “l’origine è la meta”.</p>
<p>Domenica Roma ha intervistato l’artista scultore romano per sapere qualcosa in più sul messaggio contemporaneo che ci vuole trasmettere tramite le sue opere unite alla  dolce melodia di Giovanni Baglioni.</p>
<p><strong>Gabriele, in un comunicato stampa hai affermato che “ in arte l’origine è la meta”.  Questa frase spiega la tua filosofia di vita e quindi tutto ciò che concerne l’arte per te. Ci potresti spiegare meglio cosa vuol dire per te questo messaggio?</strong></p>
<p>Si, certo. Diciamo che ognuno di noi è alla ricerca dell’origine della vita e delle cose che vivono in essa. La mia arte è un arte contemporanea che tramite gli elementi primordiali da me usati, quali il ferro, la roccia, i sassi, creano un ritorno con il passato insieme all’armonia che regnava all’origine della vita. Il disegno creato dalle linne, punti e sfere presenti nelle mie opere rimandano proprio al concetto di armonia primordiale.</p>
<p><strong>Le tue opere sono ferri e sfere fluttuanti, quasi come se fossero costellazioni. La scelta dei materiali e delle forme da essi assunte, hanno un messaggio particolare da trasmettere e da rappresentare? </strong></p>
<p>Ognuno nelle mie opere può vedere ciò che desidera, si può vedere una costellazione, come uno spartito musicale. Suono in forma materico.  Sfere all’interno del pentagramma, musica ed arte che si fondono in un’ unica cosa. Il mio lavoro è di giocare con tutte le materie per ottenere un progetto che prende in oggetto 10 pezzi creati secondo una logica ben precisa. Ho a cuore tutte le mie opere da quelle più piccole create con perline colorate a quelle di grandi dimensioni create con il ferro come ad esempio l’ opera chiamata “ Strumento”. Essa sembra un’arpa, è bellissima.</p>
<p><strong>Il connubio fra arte e musica è molto forte nelle tue opere. Un’azzardo, ma una scelta di successo in quanto il linguaggio dell’arte e della musica si fondono insieme volti a comunicare emozioni e sensazioni molto forti. Te hai scelto Giovanni Baglioni per collaborare al tuo progetto, hai fuso alla tua arte contemporanea la melodia dolce e moderna della chitarra di Giovanni. Perché hai scelto proprio lui e quali sensazioni pensate di trasmettere insieme?</strong></p>
<p>Conosco Giovanni da anni ormai ed apprezzo molto la sua musica. Lavoro al mio progetto Flussi, da tre anni ormai ed ho ritenuto la musica di Giovanni la più vicina alla mia arte. Il video Anima Mecanica è infatti rappresentativo dell’ unione dei due linguaggi.</p>
<p>Ciò che non tutti sanno è che dietro le opere di Gabriele c’è un discorso legato alla fisica, le forme dei materiali da lui scelti e posizionati fanno nascere un’armonia naturale che non proviene da una attenta decorazione nel flusso, ma avviene tramite un gioco di forze fisico. Le sfere vengono infatti posizionate in base ai colori e in base al senso che l’artista vuole trasmettere.</p>
<p><strong>Gloria GARGANO</strong></p>
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		<title>una mostra imperdibile</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 08:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[una mostra imperdibile da Corot a monet – la sinfonia della natura Da Corot a Monet. “La sinfonia della natura”: dal 6 marzo al 29 giugno 2010 il Complesso del Vittoriano di Roma presenta una prestigiosa esposizione che per la prima volta mette in relazione le straordinarie innovazioni, attraverso cui gli Impressionisti rivoluzionarono la pittura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://unamostraimperdibile"><img class="alignnone size-full wp-image-877" title="mostre_555x250" src="http://www.domenicaroma.it/wp-content/uploads/2010/04/mostre_555x250.jpg" alt="mostre_555x250" width="555" height="250" /></a></p>
<p><strong>una mostra imperdibile</strong></p>
<p>da Corot a monet – la sinfonia della natura<strong></strong></p>
<p>Da Corot a Monet. “La sinfonia della natura”: dal 6 marzo al 29 giugno 2010 il Complesso del Vittoriano di Roma presenta una prestigiosa esposizione che per la prima volta mette in relazione le straordinarie innovazioni, attraverso cui gli Impressionisti rivoluzionarono la pittura tradizionale, con una comprensione più ampia della natura, della cultura e della modernizzazione del loro tempo. Oltre 170 opere tra dipinti, opere su carta e fotografie d’epoca, queste ultime mai esposte prima in Italia, ripercorrono l’evoluzione della rappresentazione della natura nella pittura francese dell’Ottocento, partendo dalle prime innovazioni ai canoni classici apportate dai pittori della Scuola di Barbizon, esplorando a fondo la rivoluzione degli Impressionisti, per arrivare al trionfo cromatico delle Ninfee di Monet. L’esposizione del Vittoriano viene così inaugurata nella soleggiante Roma pronta a mostrarsi verso tutti gli appassionati d’arte ed in particolare verso gli amanti dei leggeri e delicati tocchi cromatici tipici dell’impressionismo. Gli impressionisti devono il loro nome ad un articolo del critico L.Leroy che, richiamandosi in senso spregiativo al titolo del quadro di C.Monet, “Impressione: levar del sole”, definì impressionisti un gruppo di artisti che erano stati costretti ad esporre le loro opere nelle sale del fotografo Nadar a Parigi dopo essere stati rifiutati dalla giuria del “Salon”, la manifestazione espositiva ufficiale che al tempo poteva consacrare la fama di un artista. Motivo essenziale dell’impressionismo è il tentativo di rappresentare la realtà nella quale siamo immersi e che facendo parte di noi stessi può essere rappresentata. Gli impressionisti tendono a rendere questa realtà così come credono di percepirla e non si limitano a rappresentare solo la realtà naturalistica, ma estendono la loro opera anche alla figura umana ed alle vicende cittadine. L’ Impressionismo non è così solo un movimento artistico, è molto di più, ed è cio che percepiamo quando ci immergiamo completamente nella moltitudine disordinata dei colori spumeggianti e caldi dei dipinti esposti. Entrare nella mostra ed avere il tempo di poter ammirare con calma i vari dipinti, ci permette di entrare nel mondo, nella vita e nei pensieri degli artisti presenti, in quanto ogni loro quadro non è altro che la loro realtà personale e non quella semplicemente rappresentata dalla fotografia. Fotografia e fantasia insieme ad impressione vengono unite e nello stesso tempo messe a confronto in modo così armonico che sembra che il tempo non passi mai, sembra che lo spazio in cui ci troviamo sia un posto senza tempo e senza nessuno intorno, se non noi e la realtà rappresentata di fronte ai nostri occhi ed al nostro sguardo avido e voglioso di entrare anche solo per un attimo in un’altra realtà che non sia la nostra.</p>
<p>La mostra si apre con una selezione di opere a contrasto: da un lato i paesaggi classicheggianti, alla maniera dei Salon, come l’imponente Vista dell’isola di Capri di Harpignies, dall’altro il nuovo approccio degli artisti della Scuola di Barbizon, che sceglievano, invece, di raffigurare luoghi meno spettacolari e di creare composizioni meno fedeli ai dettami della tradizione. La mostra si chiude con una testimonianza dello splendido ciclo delle Ninfee, oggi chiamato Grandes Décorations, installato all’Orangerie di Parigi e aperto al pubblico nel 1927, un anno dopo la morte dell’artista. “Queste immense tele panoramiche, che raggiungono un’estensione totale di oltre novanta metri, segnano un netto passaggio concettuale dall’originario obiettivo artistico di Monet, ovvero quello di recarsi in campagna e dipingere tutto ciò su cui si posava lo sguardo – terra, cielo, acqua, barche, gente, edifici – purché il risultato fosse una composizione pregevole e coerente.”</p>
<p>Un’ esposizione imperdibile per chiunque voglia tuffarsi nella realtà impressionista rimanendo incantati dall’esplosione dei colori mostrata, insieme ad un grande desiderio di comunicare e saper prendere i lati più intimi della nostra personalità.</p>
<p align="right"><strong>Gloria GARGANO</strong></p>
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		<title>edward hopper</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 13:53:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>claudia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mostre]]></category>

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		<description><![CDATA[edward hopper il caposcuola del realismo americano esposto a roma. Dopo lo straordinario successo ottenuto nella sede di Palazzo Reale a Milano, la  grande mostra su Edward Hopper arriva a Roma nelle sale del Museo Fondazione Roma, con importanti novità: l’arrivo di altri capolavori dai musei americani, un originale e suggestivo allestimento e una nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://edwardhopper"><img class="alignnone size-full wp-image-797" title="hopper_555x150" src="http://www.domenicaroma.it/wp-content/uploads/2010/03/hopper_555x1501.jpg" alt="hopper_555x150" width="555" height="200" /></a></p>
<p><strong>edward hopper</strong></p>
<p><strong>il caposcuola del realismo americano esposto a roma.</strong><strong> </strong></p>
<p>Dopo lo straordinario successo ottenuto nella sede di Palazzo Reale a Milano, la  grande mostra su <strong>Edward Hopper </strong>arriva a Roma nelle sale del <strong>Museo Fondazione Roma</strong>, con importanti novità: l’arrivo di altri capolavori dai musei americani, un originale e suggestivo allestimento e una nuova edizione del catalogo. Oltre alle 160 opere esposte alla mostra milanese, a Roma si aggiungono altri grandi capolavori dell’artista, quali il bellissimo <em>Self-Portrait</em>, <em>The Sheridan Theatre</em>, <em>New York Interior</em>, <em>Seven A. M</em>; <em>South Carolina Morning</em> accanto ai relativi disegni preparatori. Dipinti straordinari che completano il gruppo delle opere celebri già presenti a Milano, tra cui <em>Summer Interior</em> (1909), <em>Pennsylvania Coal Town</em>, <em>Morning Sun</em>, <em>Second Story Sunligh</em>t, <em>A Woman in the Sun</em> e la bellissima <em>Girlie Show</em>. Un percorso che attraversa tutta la produzione di Hopper e tutte le tecniche di un artista considerato oggi un grande classico della pittura del Novecento.</p>
<p>“ Quello che vorrei dipingere è la luce del sole sulla parete di una casa”,così si apre la mostra di Edward Hopper,suddivisa in sette sezioni,seguendo un ordine tematico e cronologico dalla formazione accademica agli anni in cui studiava a Parigi. L’apparente semplicità delle sue opere nasconde la sua complessità del pensiero. La prima sessione si apre con una successione di immagini indelebili dell’arte americana;colori caldi, acquerelli inondati di luce raffiguranti “Costa del Maine”e “Cape Cod ”in Massachussets. Il tutto  eleva l’austera bellezza dei luoghi,mentre la rappresentazione degli uffici  esprime invece il senso d’isolamento urbano.Le sessioni proseguono dopo la serie degli autoritratti, Hopper a Parigi, passando dal disegno alle tele.</p>
<p>La scena si apre così con i seguenti noti dipinti” The Sheridan  theatre” “Morning Sun” e “ Blackwell’s island”.L’arte di Hopper si dimostra così molto particolare in quanto lui stesso dice “ Se potessi esprimerlo con le parole, non ci sarebbe nessuna ragione per poterlo dipingere”.Molto significativo è un commento del celebre Charles Burchfield, il quale afferma: “I quadri di Hopper si possono considerare da molte angolature”.</p>
<p>C’è il suo modo modesto, discreto, quasi impersonale, di costruire la pittura,tuttavia ci sono anche altri elementi del suo lavoro che sembrano aver poco a che fare con la pittura pura, ma rivelano un contenuto spirituale.C’è, ad esempio, l’elemento del silenzio, che sembra pervadere tutti i suoi lavori più importanti, qualunque sia la loro tecnica.</p>
<p><a href="http://edwardhopper"><img class="alignnone size-full wp-image-798" title="hopper_singola" src="http://www.domenicaroma.it/wp-content/uploads/2010/03/hopper_singola.jpg" alt="hopper_singola" width="400" height="321" /></a></p>
<p>Conosciamo tutti le rovine di Pompei, dove furono ritrovate persone sorprese dalla tragedia,fissate per sempre in un’azione ,raggiunte improvvisamente dalla morte in quella posizione. Analogamente, Hopper ha saputo cogliere un momento particolare, quasi il preciso secondo in cui il tempo si ferma, dando all’attimo un significato eterno, “universale”.</p>
<p align="right"><strong>Gloria GARGANO</strong></p>
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		<title>Gli anni di Grace Kelly</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 16:25:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[GLI ANNI DI GRACE KELLY Da  star hollywoodiana a Principessa di Monaco Roma, via condotti, Hermes, la borsa più cool del secolo che riscosse un grandissimo successo grazie ad un personaggio di straordinaria classe ed eleganza, la principessa Grace kelly. Questo è solo un piccolo assaggio dell’atmosfera di Roma, un giorno di novembre, poco prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_479" class="wp-caption alignnone" style="width: 565px"><a href="http://www.domenicaroma.it/wp-content/uploads/2010/01/mostre-555x200.jpg"><img class="size-full wp-image-479" title="GLI ANNI DI GRACE KELLY" src="http://www.domenicaroma.it/wp-content/uploads/2010/01/mostre-555x200.jpg" alt="" width="555" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Gli anni di Grace Kelly</p></div>
<p><strong>GLI ANNI DI GRACE KELLY</strong></p>
<p>Da  star hollywoodiana a Principessa di Monaco</p>
<p>Roma, via condotti, Hermes, la borsa più cool del secolo che riscosse un grandissimo successo grazie ad un personaggio di straordinaria classe ed eleganza, la principessa Grace kelly. Questo è solo un piccolo assaggio dell’atmosfera di Roma, un giorno di novembre, poco prima di arrivare in via del corso dove ci aspetta Palazzo Ruspoli, che ospita la prima mostra in onore a Grace Kelly. La Fondazione Memmo ringrazia infatti il Principe Alberto Di Monaco per aver dato il permesso della mostra, abilmente curata da Frèdèric Mitterrand.</p>
<p>La mostra ha l’obiettivo di rendere omaggio e ricordare la Principessa Grace, illustrando inoltre i momenti più importanti della sua vita che l’hanno resa unica umanamente parlando.</p>
<p>La mostra apre con immagini molto personali dell’ attrice, mostrando foto e lettere inerenti la sua famiglia. Una famiglia molto presente, benestante e colta che cercò di impartirle una buona istruzione. Lei infatti frequentava il corso di arte drammatica a New York che le permise di intraprendere la carriera nel mondo dello spettacolo. Il suo talento, la sua bellezza ed il suo fascino segnano l’ascesa al successo.</p>
<p>Passando così la prima sala della mostra, si entra in uno spazio che illumina una grandissima scultura in oro; L’attesissimo Oscar per “Country Girl” che la fa diventare l’attrice più mediatizzata del 1950. Si possono cosi vedere esposti tutti i cartelloni pubblicitari dei suoi film, diretti prevalentemente da Alfred Hitchcock.</p>
<p>La parte però più coinvolgente arriva nel momento in cui si entra nella terza sala, che si apre con l’esposizione del vestito di matrimonio della star. Ebbene sì, dopo essersi innamorata del Principe Ranieri Di Monaco dopo l’incontro al festival di Cannes del 1955, nell’aprile del 1956 viene annunciato il loro fidanzamento ufficiale preannunciando il così definito “ matrimonio del secolo” .</p>
<p>Eccolo così illuminato il suo vestito da sposa, un modello da vera principessa, splendente nel suo bianco ricamato e pieno di perle con un lunghissimo strascico ed un leggero velo per coprire il volto. Una vera raffinatezza, abbinata con le scarpe e la Bibbia con la croce in perle per la funzione religiosa.  Grace Kelly, ormai diventata principessa e ben presto anche mamma di tre slendidi figli, sarà molto presente nella sua famiglia come si può ben vedere nella sala successiva dove sono esposte foto con i bambini e suo marito, il Principe Ranieri.</p>
<p>Dior e Chanel aprono con gran classe la sala dedicata ai balli della Regina dell’effimero che con grandissima classe portava abiti sfolgoranti, coloratissimi e pieni di pietre preziose. Particolare è la sua personale collezione di borse firmate Hèrmes damascate in oro che insieme alla sua preziosissima ed esclusiva collezione di gioielli chiude la mostra, che nel suo perscorso ci porta direttamente dentro la vita di questo personaggio straordinario nella sua unicità, lasciandoci con l’amaro i  bocca di non aver avuto il piacere di poter vivere di persona quei momenti e poter ammirare in prima persona ciò che ora noi possiamo solo ricordare; una favola.</p>
<p><strong>Gloria GARGANO</strong></p>
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